Stefano Farronato racconta le sue 22 ore di “Fredda follia”

0

Ventidueore. Tanto è durata la prima esperienza di Stefano Farronato alla Yukon Artic Ultra 2018, la più fredda ed estrema competizione del mondo.  Bassanese, arboricoltore di professione, Stefano Farronato, ha un’irrefrenabile istinto per le avventure estreme, ama sfidare la natura e più ancora se stesso. Ci ha provato anche in Canada dove, assieme ad altri 21 compagni, ha affrontato  483 km  da percorrere in 9 giorni, a -50 gradi, rigorosamente a piedi, trainando una slitta con l’equipaggiamento e con appena 8 ore di luce contro 16 di buio.

Stefano Farronato, la sua impresa,  l’ha stoppata dopo 22 ore:  «Ventidue ore di sopravvivenza pura»,  come l’ha definita lui stesso.   Dei 22 protagonisti partiti, nessuno ha portato a termine la sfida. L’unico altro italiano, il sardo Roberto Zanda, per tre giorni in più di gara,  perderà mani e piedi.

«Io e Roberto – racconta Farronato – avremmo dovuto fare la corsa assieme.  Ma ad un certo punto, io ho scelto di mollare e lui ha preferito proseguire. Ammetto che è dura dover rinunciare  all’impresa per la quale ci si prepara da mesi, a volte da anni, e sulla quale  abbiamo investito quattrini noi e i nostri sponsor.  Ma ci vuole la lucidità di saper scegliere la cosa giusta e capire fino a quando ne vale la pena. Io oggi sono  a casa con la mia famiglia e ho ripreso la mia vita e il mio lavoro, Roberto (Zanda,n.d.r.)  è ancora su un letto d’ospedale».

«Penso sempre alla frase di Simone Moro, celebre alpinista –  continua Stefano Farronato – che dice “Io i sogni li voglio vivere da vivo”. Ecco, per me è proprio così. Avrò perso una gara, ma sono qui per raccontarlo».

Stefano Farronato racconterà la sua Yukon il prossimo venerdì, a partire dalle 21, a Creta (ex Caserma dei Muli) a Cassola. Sarà l’occasione per sentire, dalla sua stessa voce, tutti i dettagli di quell’esperienza al limite dell’impossibile, rivivendo tra parole ed  immagini, quelle 22 ore di fredda follia.

Ventidue ore che rimarranno impresse nelle mente dell’arboricoltore bassanese che non esclude di tornare, un domani, a ritentare l’impresa. «Molti di quelli che hanno gareggiato con me – spiega- erano al loro terzo tentativo. Se ritornei? Adesso è presto per dirlo. Ma se qualcuno, al contrario, mi chiedesse se ho chiuso per sempre con la Yukon, direi di no». Ne valeva la pena? «Assolutamente sì. Gare come questa – conclude Farronato – ti mettono alla prova con i tuoi limiti e con quelli imposti dalla natura, ma la positività e il bagaglio di esperienze che ti porti a casa, sono preziose per la prossima avventura o semplicemente per apprezzare meglio la vita».

Questo e molto altro sarà quanto racconterà Stefano Farronato  venerdì 16 marzo alle 21 a Creta. L’ingresso è libero.