Dance Well, da Bassano alla Camera dei Deputati di Roma

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L’esperienza culturale di Dance Well, pratica artistica basata sulla danza e rivolta principalmente a persone col morbo di Parkinson –  attivata, ideata e promossa dal CSC Centro per la Scena Contemporanea di Bassano del Grappa –  diventa sempre più protagonista dell’attenzione da parte degli operatori cultuali e media nazionali, che individuano in questo processo una buona pratica innovativa di welfare culturale e un’occasione di inclusione sociale attraverso le attività culturali.

L’indagine della Commissione Cultura della Camera, nasce dall’idea che le attività culturali, nel loro complesso, costruiscono comunità, per la capacità di attivare e sviluppare percorsi identitari, rendendo vivi e operanti i principi ispiratori dell’articolo 9 della Costituzione.

Al centro dell’indagine della Commisisone  della Camera, presieduta da Flavia Piccoli Nardelli, c’è proprio  l’individuazione delle “buone pratiche messe in campo nel settore pubblico, privato e dell’associazionismo spontaneo, con la conseguente verifica della loro ricaduta in termini di rilancio sociale ed economico dei territori interessati.”

L’Assessore Cunico e il direttore di Operaestate Festival, sono stati dunque invitati a narrare come Buona pratica davanti alla Commissione, proprio il progetto Dance Well. Dance Well è considerato innovativo perché, a differenza di altre realtà simile già esistenti, non è una pratica di danza terapia, ma una vera e propria pratica artistica che come tale impatta a livello profondo sui singoli partecipanti, arrivando a cambiarne la qualità della vita. Per questo è diventato a tutti gli effetti un processo, di cui non è possibile immaginarne la fine.
Un processo che agisce a diversi livelli, in primis sui partecipanti, i cui benefici sanitari (misurati scientificamente da una ricerca condotta dal Dott. Daniele Volpe di Villa Margherita di Arcugnano che paragona gli effetti della pratica alla normale terapia riabilitativa) sono quasi “secondari” rispetto allo sviluppo del senso di appartenenza ad un gruppo molto accogliente ed affiatato, dove ci si lascia alle spalle parte dell’isolamento che spesso la malattia comporta.

I partecipanti sviluppano presto confidenza e familiarità col proprio corpo, scoprendo a volte delle possibilità motorie inimmaginabili e acquisendo competenze sulla mobilità, flessibilità ed elasticità muscolare. L’immaginazione e la creatività vengono costantemente attivate creando un flusso di emozioni e sensazioni che rimangono attive oltre l’orario della lezione. La danza è una forma d’arte che richiede l’incorporamento dell’esperienza, e che consente di percepire in prima persona i concetti di bellezza e eccellenza che qualunque corpo (con o senza specifiche abilità) può creare. Ad onde concentriche gli effetti positivi dal singolo individuo si allargano al gruppo, che diventa comunità, i, al Museo, che viene costantemente abitato da questa “comunità artistica”, al team di insegnanti, i quali sono alla continua ricerca di nuova strategie per sviluppare la cultura della danza per le persone che vivono con Parkinson, imparando a guardare alle opportunità e non ai limiti dei partecipanti.

E ancora i benefici arrivano agli artisti della danza costantemente in residenza al CSC, che vengono in contatto con questo gruppo dal quale a loro volta traggono ispirazione: per alcuni coreografi l’esperienza di Dance Well, sta influenzando il loro modo di creare o allestire gli spettacoli. L’impatto si fa sentire anche sull’organizzazione di Operaestate che ogni anno commissiona ad un artista un lavoro che coinvolge parte dei danzatori del gruppo Dance Well, il quale viene presentato all’interno del programma del festival.  Festival.
Un progetto che fa della città di Bassano un caso straordinario di Welfare culturale, portato come esempio a livello nazionale ed internazionale.