BassanoSport al Mugello! Per un fine settimana di emozioni e motori!

0

Quando scocca l’ora, si parte.

Ormai è un appuntamento fisso, di quelli che ti segni in agenda mesi prima, di quelli che aspetti con un filo d’ansia mista ad emozione.

Sai che saranno tre giorni di fuoco e di follia: accetti il tutto con serenità, forse perché è già il secondo anno e un po’ di scorza te la sei fatta, forse perché ormai hai capito il mood e ti adatti di conseguenza.

Ma non è mai sempre lo stesso. Come in ogni esperienza anche il Mugello cambia di anno in anno, si veste di nuovi colori, di nuovi idoli, di nuove canzoni da cantare.

Solo una cosa rimane, negli anni che passano inesorabili: la nuvola gialla che si alza come un polverone e fa da supporto al colore del cielo toscano, quasi a completarlo, quasi a voler dire: per questo weekend, care nuvole, ci sono anch’io.

Arriviamo di venerdì quando la notte è già scesa, ed è subito festa.

Il giorno dopo è già tempo di qualifiche. Tutti si chiedono se Valentino ce la farà: la botta fa male ed essere al Mugello per il dottore è già un’impresa titanica.

Secondo. E la folla esplode, tra fumogeni e bandiere, tra sudore e birra a fiumi.

E la notte scende ancora a portare un po’ di frescura, dopo i sollazzi pomeridiani.

La finale di Cardiff è solo una piccola parentesi calcistica. Un’ora e mezza di silenzio, ognuno nel proprio camper, mentre il Mugello tace e i rumori delle motoseghe e dei motori per un po’ lasciano spazio agli echi e ai mugugni dei tifosi.

La domenica è tempo di gara. Quella vera, quella effettiva. Quella che conta.

Pronti, via: è Moto 3.

Più che una gara sembra un’ammucchiata: i primi dieci tengono botta assieme fino all’ultimo giro, e un sorpasso o una scia possono decretare il successo o il baratro.

Alla fine, da quel gruppo selvaggio, spunta il giovane Andrea Migno ed è festa tricolore.

La prima del “Triplete” italico, che di lì a poco prenderà forma.

Poi tocca alla Moto 2. Brividi. Non so descriverla in altro modo. Una gara spettacolare, magnifica, la migliore di giornata.

A rendere tutto magico ci pensa Mattia Pasini: è lui il protagonista indiscusso di giornata, è lui che vince la battaglia all’ultimo giro, con un capolavoro assoluto.

E’ lui che passa dove gli altri frenano. La giornata perfetta. La gara perfetta.

Seconda vittoria italiana.

Ora si aspetta solo il Dottore. E il miracolo.

E subito sembra proprio così: la partenza è di quelle che non si vedevano da tempo, Rossi scatta subito davanti a Vinales e conduce. Si fa superare, ma attacca e riconquista.

Per un paio di giri Vale tiene botta. Poi il fisico comincia a dare segnali. La respirazione è quel che è (non si poteva pensare diversamente) e allora meglio gestire e rischiare poco.

Alla fine è quarto posto, a un passo dal podio (terzo un bravissimo Danilo Petrucci).

Impresa, per uno che non doveva nemmeno correre. Il Dottore finisce la gara stremato. Ma soddisfatto.

A conquistare il primato è Andrea Dovizioso con una Ducati di un altro pianeta.

Il triplete è completato. L’Italia c’è. Rossi pure.

Esplode l’invasione e la marea gialla invade la pista: è l’ultimo sforzo per i tifosi, dopo i bagordi, dopo le mangiate e le bevute, uno scatto di quasi un chilometro per stare lì, sotto al podio, a cantare a squarciagola il nome dei loro idoli.

Finita la premiazione, ci avviamo verso il camper.

Sfioriamo a passo lento le curve ancora calde, i passi salienti del circuito. Ci avviciniamo alla tribuna Simoncelli.

E’ sempre un colpo all’anima passare di qua, ricordare chi non c’è più, ricordare chi abbiamo amato sportivamente.

Penso un attimo anche ad Hayden.

Poi sorrido. Più conosco questo mondo più capisco che il popolo motociclistico è un popolo straordinario, fatto di persone vere, di grande lealtà, di battaglie oneste fino all’ultima curva.

E’ un popolo di pazzi scatenati che corrono veloce come il vento per sentirsi un po’ più vivi, è gente che crede in una vita non banale, ma che viaggia sempre sul crinale esistenziale in equilibrio precario e non ha paura di vedere che cosa c’è sotto.

E’ bello far parte di questa tribù, anche solo per tre giorni all’anno.

Con gli amici di una vita, con le persone con cui sei cresciuto.

Ti ricorda l’importanza di esserci. Di essere giovane. Di essere eternamente in bilico, sempre al limite tra la caduta e il sorpasso.

Le moto parlano, ecco cosa ho capito in questi due anni di Mugello.

E dicono cose antiche, a chi sa ascoltarle. Consolano lo spirito. E danno fiducia nella vita.

Fanno sognare.

Fanno anche morire, a volte. Ma sono incredibilmente vive.

E attraversano il vento maestose, senza compromessi e senza recriminazioni.

Semplicemente, volano.

A cura di Leonardo Scapin