Il cuore sopra a tutto! Passione e cura per i dettagli, i senior del Rugby Bassano salutano “Ciccio” e “Giò”

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La società Rugby Bassano 1976 annuncia ufficialmente il concludersi dell’esperienza di Andrea Segafredo sulla panchina dei senior. Termina anche l’incarico di Giovanni Fontana nel ruolo di preparatore atletico. Il club giallorosso ringrazia vivamente Ciccio e Giò per il loro prezioso operato negli ultimi anni e ha scelto di farlo con questa lettera scritta dai ragazzi della prima squadra:

“C’è chi la borsa la prepara al mattino presto prima di andare al lavoro o in università. Chi avendo tempo la fa con calma, un’ora prima. Chi si prende comunque all’ultimo momento, per poi sfrecciare al campo in macchina, in moto o in bici. Ci si trova tutti in spogliatoio alle 20.00. Sono sempre le solite facce. Alcune di queste durante l’anno le vedi più spesso di quelle dei tuoi genitori o della morosa. Ti cambi rapidamente e non ti capaciti di come per l’ennesima volta tu sia riuscito ad arrivare in ritardo. Intanto scambi qualche battuta con chi ti siede a fianco. Sono sempre le stesse, ma – chissà perché – sanno strapparti un sorriso anche nelle giornate storte. Con uno scatto si apre la porta, guardi l’orologio e già sai che è Ciccio che ti dice di darti una mossa, che Giò sta iniziando il riscaldamento. Infili le scarpe ancora sporche del fango della domenica. La sinfonia dei tacchetti di alluminio che sbattono sul pavimento ti accompagna fino in campo. I pensieri restano in spogliatoio, appesi assieme ai vestiti. 

L’allenamento, in un modo o nell’altro, è sempre duro. D’inverno il campo è congelato. In primavera e in autunno sono la pioggia e il fango oppure, se non piove, il terreno duro e secco. Si varia con le stagioni. Una sera si fanno placcaggi, si lavora sulle mischie o le maul, l’altra c’è un “lavoretto” con Giò, una sessione pesante di squat o qualche altro esercizio che ti farà chiedere chi te l’ha fatto fare. Sai che finirai tardi, sfinito, e che cenerai da solo, sperando che a casa ti abbiano messo da parte qualcosa. Ma sai anche che tornando a casa ti meraviglierai di quanta serenità ti dia tutto questo e ti chiederai dove saresti adesso se quella volta, armato di coraggio e ingenuità, non ti fossi presentato al De Danieli. E la cosa si ripete, per quattro volte a settimana, per nove mesi all’anno.

Non oggi però.

Adesso il campionato è finito. Un altro anno di rugby è passato. Ti ha trovato ad agosto, abbronzato e fuori forma. Ti ha ingoiato in un turbine di allenamenti in campo, sedute in palestra, partite in casa e lunghe trasferte, vittorie e sconfitte, cene, feste e terzi tempi, infortuni e riabilitazioni. E ti ha sputato fuori i primi di maggio, dolorante e un po’ esaurito.

Non è la prima volta, ormai hai anche tu qualche anno di attività alle spalle. Questa volta però è diverso. Domenica a fine partita il consueto incontro in campo con il presidente ti ha riservato delle sorprese che non ti aspettavi. Ciccio lascia l’incarico, dopo 3 anni da secondo allenatore della prima squadra e 3 anni da primo allenatore. Anche Gio’ termina qui, dopo 5 anni da preparatore atletico. La sensazione è quella che si stia chiudendo un ciclo.

Domenica, saputa la notizia, è prevalsa l’emozione. Non avrebbe potuto essere diversamente, dopotutto. Non c’è vergogna nel piangere in campo. Oggi, a mente fredda, non puoi fare a meno di guardarti indietro e le domande sorgono spontanee: che cosa ho fatto in questi anni? che cosa porto con me?

Tanto, tantissimo lavoro. Tantissimo tempo, energie e attenzioni alla cura del gesto tecnico, del gesto atletico, del fondamentale. Un lavoro mai casuale, mai approssimativo, mai inutile. Un lavoro basato su un progetto condiviso a tutti i livelli, ma prima di tutto da noi giocatori. Un lavoro condotto con una professionalità esemplare, più unica che rara per una Serie C, e con più dedizione di quanta avremmo potuta chiederne.

Ora guardiamo avanti con la coscienza che niente del lavoro fatto andrà perduto.

Ciccio e Giò hanno saputo insegnarci che lo sport è costanza, è cura del dettaglio, è sacrificio e che la capacità di sacrificarsi misura il valore di uno sportivo più dei suoi risultati. Con tanta passione e tantissima pazienza, sono riusciti a tirare fuori da questa banda di scatenati che siamo – troppo giovani o troppo vecchi, poco dotati o poco furbi, pieni di acciacchi o con evidenti problemi di peso – degli atleti. Per questo a loro vanno la nostra gratitudine, la nostra stima e la nostra più sincera amicizia. 

Ricordino che quello che è cementato dal fango, dal sudore e dal sangue non può essere scalfito dal tempo. Sappiano che rimangono parte della nostra famiglia.

Balù e compagni”