Vicenza da sogno: rimonta in 10, vince e sorpassa il Pisa

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VICENZA-PISA 2-1

Marcatori: st 20′ Manaj, 41′ Ebagua, 49′ Urso rig

Vicenza (4-2-3-1): Amelia 6; Zaccardo 6.5, Adejo 6.5, Esposito 6, D’Elia 6; Rizzo 6 (38′ st Vita ng), Gucher 6 (35′ pt Urso 7); Orlando 5, Signori 6, Bellomo 5.5 (21′ st Ebagua 7); De Luca 7. A disp. Vigorito, Bogdan, Bianchi, Zivkov, Giacomelli, Cuppone. All. Bisoli 7

Pisa (4-3-1-2): Ujkani 6.5; Birindelli 6 (34′ st Zonta 5), Del Fabro 6 (29′ pt Lisuzzo 6.5), Milanovic 6, Longhi 6.5; Verna 5.5, Di Tacchio 6, Angiulli 6 (15′ st Manaj 6.5); Peralta 6; Masucci 6.5, Gatto M. 5.5. A disp. Cardarelli, Cani, Lazzari, Tabanelli, Zammarini, Giani. All. Gattuso 6

Arbitro: Abisso di Palermo 5.5

Note: spettatori 10.575 per un incasso di 76.255 euro.

Espulsi: il preparatore atletico del Vicenza Mignacci (32′ pt) e il massaggiatore Petrone (12′ st) per proteste, Orlando (10′ st) per doppia ammonizione.

Angoli: 6-2 per il Vicenza.

Ammoniti: Zaccardo, Manaj, Rizzo e Masucci per gioco falloso, Urso per comportamento non regolamentare. Recuperi: pt 3′ e st 5′.

VICENZA – Clamorosa vittoria in piena zona Cesarini, perdipiù in rimonta ed in inferiorità numerica dall’inizio del secondo tempo per l’espusione (doppia ammonizione), del Vicenza al Menti contro il Pisa di “Ringhio” Gattuso: tre punti pesantissimi e sorpasso per i biancorossi di Bisoli contro una diretta concorrente alla salvezza. Il Vicenza, dopo un primo tempo incolore in cui non è mai riuscito a centrare lo specchio della porta nerazzurra, trafitto da uno splendido gol al volo di Manaj in campo da una manciata di minuti, ha avuto il grande merito di gettare il cuore oltre l’ostacolo e ribaltare il risultato con un finale thrilling spinto dall’incredibile tifo di quasi 11 mila spettatori increduli della ritrovata vitalità dei berici nel momento topico del match. Quasi d’incanto a 4’ minuiti dalla fine Ebagua trova l’insperato pari deviando nell’angolino di testa una punizione di Zaccardo. L’incredibile, in un Menti impazzito dalla gioia, al 93’, ultimo minuto di recupero, il bassanese Zonta atterrava in area De Luca: rigore ineccepibile che D’Urso realizzava scatenando la festa che fra l’altro è coincisa con quella dei 115 anni di fondazione del club berico (9 marzo 1902).
Primo tempo come detto deludente con rarissimi spunti degni di cronaca e con il Pisa, che vanta la miglior difesa della serie B, bravo a chiudere tutti gli spazi ai padroni di casa; seppur non trascendentale comunque più spigliato e manovriero dei biancorossi. Alla mezzora i due tecnici sono costretti a cambi forzati: al 29′ Lisuzzo subentra a Del Fabro nel Pisa, al 35′ Urso prende il posto di Gucher. Di fatto l’intero match è concentrato nella ripresa. Al 10′ Orlando, già ammonito, atterra Gatto in fase di ripartenza e si becca il secondo giallo che vale l’espulsione, Decisione giusta di Abisso, non sempre all’altezza, ma in casa berica era stata contestata la prima ammonizione del trequartista. Con il Vicenza in dieci Gattuso crede nel colpaccio e al quarto d’ora inserisce Manaj che appena 4′ dopo trova il gol che sblocca il match: cross alla perfezione di Longhi che pesca dentro l’area di rigore l’ex attaccante interista sul secondo palo, grande tiro al volo che s’insacca a fil di palo. Mister Bisoli corre subito ai ripari inserendo Ebagua al posto di Bellomo, Il Vicenza, pur in inferiorità numerica, ci prova: al 25′ conclusione in acrobazia di De Luca, ben servito da Signori, che sorvola la traversa di poco e al 32′ una conclusione di Ebagua è respinta con un grande balzo da Ujkani. La porta sembra stregata, le energie calano ma nel finale il Vicenza ribalta tutto: a 4′ dalla fine Ebagua, su punizione pennellata da Zaccardo, pareggia con un gran colpo di testa. Poi, trascinato dal suo “popolo”, dimentica di essere in dieci e si butta in avanti: al 44′ De Luca inquadra la porta, ma ancora Ujkani sventa. Al 48′ fallo di Zonta su De Luca in area, l’arbitro da due passi concede il penalty, trasformato da Urso per l’apoteosi nel pomeriggio che fino ad una manciata di minuti prima lasciava presagire il peggio.

( Domenico Lazzarotto)