I segreti del Capitano: faccia a faccia con Marco “Balù” Zalunardo, guida del Rugby Bassano 1976

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“Le maglie ai compagni le consegno personalmente, con un abbraccio e a volte qualche consiglio prima della partita. E’un rito, un qualcosa che sentiamo davvero e che ci unisce ancor di più”. Sono i piccoli gesti quelli che in casa Rugby Bassano 1976 fanno la differenza; a raccontarlo è Marco Zalunardo, numero 8 giallorosso e da tre anni capitano della squadra. 27 anni, originario di Cassola, ha conosciuto il rugby giocato solo da adolescente: “Da piccolo giocavo a calcio perchè all’epoca tutti i miei amici avevano scelto la palla tonda. Poi, all’età di 15 anni e spinto anche da mio padre che è stato uno dei fondatori del Rugby Bassano 1976, ho lasciato l’Eurocalcio per provare a giocare a rugby. Sono bastati due passaggi, pochi attimi, e della palla ovale mi sono subito innamorato, tanto da far diventare il rugby il mio sport”.

27 anni dicevamo, capitano, Marco Zalunardo studia economia all’università di Padova. E per lui, così come per tutti i giocatori giallorossi, il lunedì post partita è sempre un tantino difficile: “Il giorno dopo una partita è chiaro che la stanchezza si fa sentire, ma credo di essere fortunato e credo sia decisamente più dura per tutte quelle persone alle prese con lavori faticosi e snervanti. Ecco perchè cerco di non lamentarmi e di fare al meglio ciò che ho la fortuna di poter fare”. 

Il suo impiego a Pordenone non è scontato visti i guai fisici in una stagione, quella in corso, durante la quale l’infermeria, purtroppo, ha lavorato un bel po’: “Contro Pordenone punteremo a vincere consapevoli che non ci sono partite facili. La classifica è corta, noi abbiamo 7 punti e il Riviera capolista è invece a 15. C’è poca differenza e sapevamo comunque che non sarebbe stata una passeggiata visto che in questa seconda fase ci troviamo in sfida con le migliori compagini dei due raggruppamenti iniziali. Tutto può ancora accadere, specie se la fortuna ci assisterà un po’di più per quanto riguarda gli infortuni. Fino ad ora i problemi fisici purtroppo non sono mancati a livello di squadra e questo, inevitabilmente, non aiuta. Chi va in campo dà sempre il massimo, ma avendo a disposizione la rosa al completo qualsiasi squadra riesce a rendere meglio avendo maggior varietà, possibilità di cambi e di far riposare chi magari ad un certo punto della stagione è in difficoltà. Non è comunque una scusante, è una constatazione che non ci impedirà di andare a caccia, sempre e comunque, della vittoria”. 

Tra una partita e l’altra, capitan Zalunardo porta il rugby, assieme ai compagni, nelle scuole del territorio; poche settimane fa, assieme a noi di BassanoSport, ha fatto visita peraltro ad alcuni studenti per un’esperienza per certi versi sorprendente: “Non c’era timidezza da parte loro, anzi; hanno fatto molte domande interessanti e mi sono divertito. La più curiosa? Beh, un ragazzo mi ha squadrato da cima a fondo e se ne è uscito con “Che cosa mangi per diventare così groso?”. Io ho cercato di rispondere al meglio anche se poi ho lasciato parlare il mio amico e compagno di squadra Alberto Filippucci che in fatto di alimentazione è decisamente più credibile. Io mangerei spesso la carbonara, il mio piatto preferito, ma so che poi non renderei come gli standard della categoria richiedono. Di recente sono riuscito a perdere peso e i risultati in campo, ma anche nella vita di tutti i giorni, si vedono e io stesso li sento. Tutto questo per dire che confrontarsi con i giovani che non hanno peli sulla lingua aiuta tutti a crescere, e magari a rivedere qualche comportamento scorretto che, una volta migliorato, può dare importanti benefici”.

Essere atleti dentro e fuori dal campo, per arrivare poi a risultati importanti. Ma quali sono gli “idoli” ai quali un capitano si ispira? “In questo forse sono atipico – spiega Zalunardo – non guardo troppo ai professionisti; osservo invece e ammiro chi, a Bassano, ha fatto qualcosa di importante per il rugby e tra questi non posso non citare Fabio Baggio, numero 8 di spessore e riferimento importante nella nostra città. Figure di questo tipo, vicine a noi, aiutano e sono fondamentali per la crescita dell’intero movimento”.

Salutiamo capitan Zalunardo; prima però, un’ultima domanda che riguarda il suo soprannome. Marco è infatti per tutti Balù, un soprannome che gli è stato affibbiato in uno dei primi allenamenti. E allora gli chiediamo, Balù, perchè ti chiamano così? “Non posso dirlo – spiega sorridendo – ci sono ragioni ben precise ma non posso proprio rivelarle…”. 

Proveremo ad indagare ovviamente, sperando di trovare la risposta…nel frattempo occhi puntati sulla prossima sfida, e un grazie a capitan Marco Zalunardo per essersi raccontato ai nostri microfoni.