Cipriano Chemello, un campione che non dimenticheremo!

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Di Domenico Lazzarotto – Ha gettato la spugna nell’ultimo sprint, quello più difficile, contro un male che non ti lascia scampo. Neanche se sei un pistard di classe, a livello internazionale. Perché Cipriano Chemello, nato a Crespano ma bassanese doc dove ha piantato le radici sin da giovane esordendo con la casacca dell’Unione Sportiva Angarano prima di passare al Veloce Club Bassano 1892, ha ben presto messo su casa e poi famiglia a Casoni di Mussolente, cogliendo con la maglia azzurra grandissimi risultati nell’inseguimento pista: campione del mondo a squadre nel 1966 (con Castello-Pancino-Roncaglia) e 1968 (con Bosisio-Morbiato-Roncaglia), campione Italiano Inseguimento 1967.

Alle Olimpiadi di Città del Messico del 1968 è stato medaglia di bronzo nella stessa specialitàa squadre (con Bosisio-Morbiato-Roncaglia) e 5° nell’Inseguimento individuale dove ottenne anche due argenti iridati (nel 1965 e 1967). Nel 1967 alla pre-olimpica di Città del Messico nella 4 km. con partenza da fermo stabilisce il record del mondo fermando le lancette del cronometro a 4’48″89. Nel frattempo si segnala come uno dei migliori seigiornisti sulle piste di tutto il mondo.

Chemello, dopo i successi ottenuti in pista, si cimenta come stradista fra i professionisti (dal 1969 al 1975) con la Salvarani di Gimondi, Motta, Balmamion, Altig ottenendo tre successi su strada (due tappe al Giro di Catalogna ed una frazione alla Parigi-Nizza 1970), partecipando a Giro del Belgio, a Giro d’Italia ed Tour de France. Ben presto Inizia purtroppo a lamentare dei disturbi fisici, ma caparbio continua a correre e il 73 è uno degli anni più felici e vittoriosi, anche se alla fine è costretto a gettare la spugna ed abbandonare il ciclismo professionistico. Continua comunque a farsi apprezzare come buon seigiornista. Sinchè i problemi fisici lo costringono a sottoporsi ad alcuni interventi chirurgici ed abbandonare il ciclismo professionistico.

Anche se dalla bicicletta Ciprianoi è veramente sceso solo lo scorso autunno, complice la malattia.

Sì, perché dalle due ruote Cipriano, cresciuto a “pane e bici”, non si allontanerà mai diventando protagonista di interminabili pedalate con gli amici bassanesi intervallando l’impegno di lavoro (elettricista alla casa di riposo Sturm) e di famiglia (la moglie Anna ed i figli Oliver ed Elena, con la sola nipote Beatrice ad avere la passione del nonno…), direttore di corsa sino a diventare tecnico federale e responsabile del velodromo di Bassano oltre che dirigente di punta del Veloce Club Bassano 1892 con un fiore ben puntato al suo occhiello: l’organizzazione della Seigiorni ciclistica internazionale premiata con l’assegnazione a Bassano dei Mondiali su pista 1985.

“Grazie soprattutto a Cipriano il ciclismo bassanese fece il definitivo salto di qualità – è il ricordo di Aldo Perin ex dirigente ed amico di Chemello – a beneficiarne soprattutto la Seigiorni in cui lui sapeva trasferire tutto il bagaglio di esperienza accumulata da protagonista in tanti velodromi del mondo. Per anni, grazie a questa sua esperienza è stato anche punto di riferimento, lui sempre prodigo di consigli, per società ciclistiche e tanti i giovani pistard veneti che per anni hanno inanellato podi e maglie tricolori nelle varie specialità”.

“Qualche giretto tra una cura e l’altra sino ad ottobre – racconta sempre Perin – ed il ritorno anche per Cipriano a quel ciclismo più umano, alla portata di tutti, che lui tanto amava dopo averne conosciuto anche le sfacettature più negative legate esclusivamente al risultato a tutti i costi”.

Persona semplice con tanti amici fra i semplici appassionati. Ancora affiatato con gli ex prof Guerra, Carletto, Andriolli; un po’ meno con il suo vecchio capitano Gimondi.

Cipriano era un’enciclopedia del ciclismo, oltre ad essere stato il campione bassanese che ha raggiunto i traguardi più alti relativamente alla pista. Ha sempre ribadito che con il ciclismo non ha raccimolato i soldi per vivere ma hanno dato un enorme contributo alla costruzione della sua casa di Casoni.

E poi aneddoti, tanti. Come quello quando, ancora ragazzino quando indossava ancora la maglia dell’US Angarano, ad una prova tricolore Csi allievi dove si classificò terzo. “Si correva a Camaiore e, una volta sul posto – ricordava – mi accorsi d’essermi dimenticato a casa le scarpe da bici. Toni Baccini mi prestò i suoi mocassini Madras numero 42; scarpedi lusso ma non certo da ciclista. Mi facevano male ma alla fine ottenni il podio…”.

La stoffa del campioncino c’era già. Il resto arrivò con il passaggio, nel 1965, assieme a Rossetto, Fantinato, Cremasco, Meneghetti e Baggetto, l’indimenticata “squadra dei miracoli” diretta dall’ammiraglia da Danilo Mocellin, in blocco al Veloce Club Bassano 1892 prima di spiccare il volo verso l’iride in sella alla sua amata bici da corsa.

Cipriano Chemello si è spento ieri notte, all’età di 71 anni, dopo una lunga malattia, nella sua casa di Casoni attorniato dall’affetto della moglie Anna, dei figli Oliver ed Elena e nipoti. L’ultimo saluto al pistard due volte campione del mondo venerdì alle ore 15 nella parrocchiale di Sacro Cuore di Romano.

Noi preferiamo ricordarlo come quel ciclista che ha fatto tutta la gavetta e con la sua caparbietà e il suo stile talmente “feroce” per cui ai mondiali di Francoforte venne sorprendentemente definito “disperato”: la sua risposta fu di mettere in fila, ancora una volta, tanti pronosticati campionissimi.

E, anni dopo, ci è parso di rivederlo vincere anche quando al volante di un’auto girava all’impazzata sul velodromo Mercante trasformato in una pista automobilistica per asciugarla e riprendere la Seigiorni dopo il solito acquazzone estivo.

“Non c’è tempo da perdere, ragazzi! – diceva ai collaboratori della kermesse internazionale, lui gran conoscitore dei tanti trucchetti della pista – La Seigiorni non può fermarsi per un po’ di pioggia…”.

Tanta frenesia che sembra stridere in questo triste momento. Ma Cipriano non aveva tempo da perdere, di scendere dalla sua amatissima bici