Luigi Agnolin si racconta: arbitrai Platini e Rumenigge, ma il primo derby Bassano-Marchesane non lo dimentico!

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Il mondo del calcio è un mondo di vinti e di eroi, di dichiarazioni e spot, di voci grosse e pugni duri tra un primo tempo che non va ed un secondo tempo carico di speranze. Il calcio di oggi, più del calcio di ieri, è un mondo di scarpe colorate e apparenza, di parole piuttosto che di silenzi. I silenzi : una costante evidente solo nel mondo arbitrale. L’arbitro è per definizione silenzioso. Non per questo, inerme. Tutt’altro : il concetto di arbitro si concretizza proprio nell’essenzialità, nell’ordinaria sicurezza di un controllo, nella certezza di una regola. L’arbitro è il vero padrone delle regole del gioco.

Pensando a Bassano e alla tradizione di arbitri nel comprensorio non può non venire in mente Luigi Agnolin. La sua carriera parla per lui. 73 anni ben portati, un passato come giocatore di basket ed insegnante di educazione fisica. Noi di Bassano Sport l’abbiamo incontrato.

Gli inizi nel basket, poi l’arbitraggio. Passione tramandata dal padre?

L’inizio da giocatore di basket é coinciso con la frequentazione al patronato S.Giuseppe, divenuto in seguito il “Centro Giovanile”. Per la gioventú bassanese a cavallo degli anni ‘50 e ’60 rappresentava il gioco, l’amicizia ,lo stare insieme e l’educazione. Questi erano gli elementi basilari e la passione per il basket ne rappresentava il collante. Poi il cambiamento, dovuto non ad una passione tramandatami da mio padre ma dai suoi comportamenti positivi, dalla sua serenità. Mi ispiravo a lui e l’emulazione era la via da intraprendere. Fu una scelta libera, senza nessuna imposizione.

Cos’ha significato, per lei, arbitrare? 

Indubbiamente è stata una scelta di vita. Mi ha portato a valutare una professione lavorativa congeniale all’arbitraggio, quella di insegnante di educazione fisica.

Si ricorda l’esordio?

Certamente. Il mio esordio risale al 1961 in una partita di esordienti delle giovanili. Bassano contro Marchesane: un derby. Non era un Inter-Milan, ma in quel caso avvertì comunque una certa apprensione. Terminai la gara con la consapevolezza di aver intrapreso un percorso nuovo, tutto da scoprire.

Il ruolo dell’arbitro è cambiato oggi rispetto a quando arbitrava lei?

Certamente. Ogni professione é figlia del tempo in cui viene esercitata e vive di mutamenti. Tuttavia (e fortunatamente) ci sono dei principi base che sono imprescindibili: passione, applicazione ,continuitá e coerenza.

C’è un giocatore che amava arbitrare particolarmente?

Gigi Riva.

Cosa pensa dell’avvento tecnologico nell’arbitraggio? All’arbitro serve realmente un aiuto?

In linea con la risposta di prima, trovo che anche questo progresso sia figlio del tempo. Personalmente non lo condivido, perché penso che se arbitrassi oggi mi divertirei molto meno. Tuttavia, più l’aiuto o gli aiuti vengono offerti per il raggiungimento della veritá, meglio é per la credibilitá del sistema.

Che cosa pensa Luigi Agnolin di Calciopoli?

Era figlio dell’arroganza dei poteri forti che trovavano terreno fertile nell’ ignoranza e nell’ arrivismo.

Un arbitro dell’oggi che ritiene possa assomigliarle? 

Mi viene in mente Daniele Orsato.

Intervista a cura di Leonardo Scapin