Road to Rio: il canoista dagli occhi di ghiaccio. Campione a Barcellona, bronzo a Sydney!

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Il nostro viaggio di avvicinamento a Rio ci porta oggi in Valbrenta, tra le acque del fiume che attraversa il comprensorio bassanese. Perché è tra queste onde che è nato un altro dei campioni olimpici del nostro territorio: Pierpaolo Ferrazzi.

Il fiume Brenta attraversa la Valsugana con calma placida: il tempo non lo corrode, al massimo è lui a dar forma a ciò che trova nel cammino. Sassi, pesci, spesso anche persone. Il fiume è un maestro da cui si impara quotidianamente, basta saper ascoltare.

Pierpaolo Ferrazzi ha ascoltato quella voce fin da ragazzo e come un filo conduttore costante l’ha seguita per il resto della sua vita.

Ci sono campioni che oltrepassano le categorie di genere e creano appartenenza a priori, quasi a rappresentare la collettività meglio di altri.

Ferrazzi rappresenta appieno questo tipo di atleta, canoista classe 1965, valligiano, vincitore della medaglia d’oro a Barcellona 92 e del bronzo a Sydney 2000 nel K1 Slalom. Nonché presente come atleta anche ad Atlanta 96 e ad Atene 2004 e, in qualità di tecnico, a Pechino 2008, Londra 2012 e a Rio 2016, dove si trova attualmente come allenatore.

Per la nostra valle ed il nostro territorio il “Pierpa” non è un semplice atleta : è molto di più. Una figura di riferimento importante che ha trapiantato il suo modo di pensare e di interpretare uno sport come il kayak coinvolgendo ed interessando molte persone estranee a questa disciplina.

Il “Tomba del kayak” (soprannome affibbiatogli dopo la vittoria di Barcellona) ha dato un contributo eccezionale alla storia di questo sport.

Ricordiamo l’importanza di quella storica vittoria : le gare di slalom di kayak ritornarono ad essere disputate alle Olimpiadi, dopo ben 20 anni d’assenza proprio in occasione di Barcellona ’92. E proprio lì, lungo il fiume Segre, Pierpaolo Ferrazzi scrisse una delle pagine più belle di questo sport. Quella medaglia fu infatti il primo oro olimpico italiano nel kayak e spianò la strada ad un periodo glorioso.

All’epoca aveva 27 anni. Ne è passata d’acqua da allora. La partecipazione ad Atlanta ’96 non fu altrettanto fortunata.

Ma Pierpaolo Ferrazzi da Valstagna non poteva finire nel dimenticatoio così, come gli innumerevoli fuochi di paglia che lo sport ci consegna ciclicamente. E allora ecco il bronzo a Sydney 2000, senza poi contare anche le gioie mondiali, con due secondi posti e la partecipazione all’Olimpiade di Atene del 2004.

Una carriera vincente scandita da un imperativo costante : l’amore per questo sport e la volontà di raggiungere risultati importanti. Due caratteristiche che Ferrazzi ha mantenuto anche dopo, come allenatore. E grazie a questa caparbietà di fondo è arrivato anche un altro oro, quello del suo allievo Daniele Molmenti, a Londra 2012. 20 anni dopo la storica vittoria spagnola. Ogni percorso è come un centro che si apre e si chiude. Lo sport non fa differenza e le grandi imprese sono legate tutte da un filo invisibile e sottile. Che anche a Rio, con il bresciano Giovanni De Gennaro nel K1 maschile allenato proprio da Ferrazzi, punta a tornare a risplendere.

Leonardo Scapin