A Rio 2016 con Bassanosport! Alfredo Dinale: da Marostica all’oro olimpico di Parigi 1924

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A pochi giorni dall’inizio dei Giochi Olimpici di Rio 2016, BassanoSport vi propone un tour tra i campioni “di casa nostra” di ieri e di oggi. Un viaggio tra le gioie e le emozioni più grandi che i nostri atleti hanno saputo regalarci negli anni.

Alfredo Dinale: campione olimpico tra le due guerre.

“Io, Alfredo Dinale, nello spirito ero e rimarrò sempre un corridore, di quelli con il fango in faccia, le ginocchia sbucciate per le cadute e i tubolari di scorta a tracolla”.

Corridore, vicentino – nato a Vallonara l’11 marzo del 1900 – e vincente.
Il corretto identikit di Alfredo Dinale è scritto nei libri di Storia (con la S doverosamente maiuscola): nascere nel 1900 ai piedi dell’Altopiano di Asiago significava ospitare una guerra, la Grande Guerra; che poi di così grande non ebbe nulla, se non l’immenso numero di vittime ed il rischio di perdere tutti i propri sogni sul più bello.

Per Alfredo Dinale contava poco perchè per cullare il sogno di essere un corridore (non ciclista, corridore) o quantomeno provarci in quei tempi dove tutto poteva sembrare un capriccio di fronte a certe esigenze, bisognava per forza essere dei vincenti.

Ve lo immaginate il ciclismo negli anni ’20? Forse si.

Terra battuta e polvere, fango, ghiaia o nel peggior caso anche i sassi. Quelle che oggi chiamiamo “strade bianche” e che ci limitiamo a percorrerle a piedi erano le migliori. Pagine di storia sportiva semivuote, bacheche dei record intonse… davanti, praterie infinite e giù a macinare chilometri.

I primi tratti di asfalto arrivarono circa vent’anni dopo, assieme al terribile “secondo tempo”, ovvero il Secondo Conflitto Mondiale, che sconvolse gerarchie e giovani generazioni. Poche regole, ben precise. Vietato cambiare la ruota eccetto casi di rottura, pochi rifornimenti. Così, per essere autonomi, si partiva con due tubolari a tracolla, la pompa, due borracce nel manubrio e il borraccino in tasca.

Ma torniamo al nostro Alfredo. Un vincente, appunto. Ottimo atleta, tanto da aggiudicarsi la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Parigi 1924 nell’Inseguimento a squadre con De Martino-Menegazzi-Zucchetti e primeggiare dal 1921 al 1924 sia su strada che su pista.

In bacheca anche la Coppa Bernocchi, la Coppa Crespi, la Sei Giorni di Dortmund nel 1929 in coppia con Goebel a gare su strada e due tappe nel Giro d’Italia 1929.

Nel 1931 passò al Veloce Club Vicenza e subito si fece notare vincendo la Sei Giorni di Francoforte (con Goebel D.), la Sei Giorni di Parigi (con Linari), la 25 ore di Breslavia e di Bruxelles e strabiliando nell’Americana di Capodanno al Velodromo d’inverno a Parigi in coppia con Learco Guerra, battendo tutti i record mondiali della pista alla media di 47,800 km/h.

Ritiratosi dalle gare passò alle dipendenze della Campagnolo e con l’amico Tullio nel 1956 fondò, come istruttore tecnico, la “Scuola di Ciclismo“, prima di lasciarci all’età di 76 anni.

Alfredo Dinale sull’altopiano di Asiago o sul Grappa ci saliva tutte le sere, in “barba” al padre burbero. Scalava le nostre montagne così, com’era andato al lavoro la mattina, magari con la maglietta in lana ed i baffi, che in vetta in inverno diventavano duri e gelidi. Altri tempi.

Bisognava avere coraggio per pedalare tra due guerre. Grazie Alfredo per le tue imprese. Corridore battagliero, orgogliosamente vicentino e, per l’appunto, vincente.

Articolo a firma di Stefano Sartore – nell’articolo sono presenti parti tratte dal libro “La Perla del Brenta” di Loris Giuriatti