Bassano guarda a Rio, ripercorrendo la storia olimpica attraverso gli occhi delle donne!

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Le Olimpiadi di Rio sono alle porte, il 5 agosto si svolgerà la cerimonia di apertura e il Panathlon Club Bassano ha promosso, in collaborazione con l’Assessorato allo Sport di Bassano, un’occasione per cogliere una sfumatura diversa di questa manifestazione.  Con la mostra curata dalla professoressa Adriana Balzarin, “L’Emancipazione femminile vista attraverso i Giochi Olimpici”, sita presso la ex sede dell’APT in Largo Corona D’Italia, si ripercorre il lungo e tortuoso percorso che ha portato le donne a veder riconosciuto il loro diritto di praticare sport sino ai più importanti palcoscenici, come appunto quelli olimpici; il tutto attraverso  i ritratti di donne testarde e caparbie che hanno deciso di opporsi al costume vigente; donne che anche a Bassano hanno ben rappresentato l’Italia ai giochi olimpici; su tutte Gabriella Dorio, Paola Moro, Cosetta Campana e Carlotta Tagnin; la prima fu oro nei 1500 ai giochi di Los Angeles 1984, Paola Moro e Cosetta Campana parteciparono alle Olimpiadi del 1984 nell’atletica così come Carlotta Tagnin, a Los Angeles per rappresentare l’Italia nel nuoto!

L’esposizione, dopo un accenno alla situazione dell’antica Grecia nella quale la manifestazione ha avuto origine, si addentra al suo nucleo centrale  passando in rassegna le diverse fasi delle Olimpiadi moderne. Prima di questa cronologia sono riportate  due citazioni diametralmente opposte, sintomatiche di epoche culturalmente lontane. La prima del 1900 del barone Pierre de Coubertin, ideatore dei Giochi olimpici moderni,  afferma che: “…una Olimpiade femminile non sarebbe pratica, interessante, estetica, corretta!”. La seconda massima del 2005 è del giornalista Candido Cannavò:  “ l’élite del nostro sport è Donna, noi prendiamo atto felici di questa rivoluzione!”. Più di un secolo sembra giustificare questa diversa visione; la questione però non è per nulla scontata se si considera che la prima edizione in cui tutti i paesi hanno avuto almeno una presenza femminile non è che l’ultima di Londra 2012,  in cui le atlete hanno rappresentato il 46% dei partecipanti.

Dalla prima edizione del 1896 ad Atene in cui le donne erano escluse, si deve attendere quella di Stoccolma 1912 per avere la prima concessione limitatamente al nuoto, dove a trionfare è l’australiana Fanny Durak a cui avevano negato il permesso di gareggiare: ribellatasi, pagò lei stessa le spese per partecipare ai giochi, eguagliando tra l’altro il tempo del vincitore olimpico maschile di Atene nei 100 stile libero.

Il periodo tra le due guerre registrò poi una serie di novità.  Ad Anversa 1920 le donne partecipano per la prima volta in modo ufficiale e la tennista Rosa Gagliardi è la prima italiana a prendervi parte; si dovrà però attendere otto anni fino ad Amsterdam per la prima medaglia olimpica italiana femminile con l’argento del concorso a squadre di ginnastica,  edizione questa che segnò anche il debutto femminile nelle gare di atletica. L’edizione del 1936 a Berlino, voluta e spinta dal regime nazista, coincide anche con la prima medaglia d’oro femminile italiana di Ondina Valla negli 80 metri ostacoli, con la propaganda fascista che ne fece il modello perfetto della gioventù italiana di quel tempo.

Nel secondo dopoguerra si iniziò gradualmente a consentire alle donne di partecipare alle competizioni sempre più regolarmente ed alcune di queste hanno dimostrato come fossero possibili obiettivi sempre più sorprendenti. A Londra nel 1948 l’olandese Francina Elsje Blankers-Koen soprannominata  “mamma volante”, trentenne sposata e madre di due bambini ,vinse quattro medaglie d’oro nell’atletica in discipline diverse, record ancora imbattuto; in Messico nel 1968 fu la prima volta di una donna ad accendere la torcia olimpica mentre la ginnasta ceca Věra Čáslavská, vincitrice di 4 ori e 2 argenti, si rifiutò di guardare la bandiera dell’URSS che aveva appena invaso la Cecoslovacchia; un rifiuto che le costò il ritiro forzato da tutte le competizioni.  Di atlete esemplari e successi che hanno fatto la storia ne sono riportati molti, per citarne alcuni: Nadia Comaneci considerata una delle atlete più grandi del XX secolo che nel 1976 a Montréal vinse all’età di 14 anni 5 medaglie di cui 3 d’oro e prima ad ottenere un punteggio perfetto, Sara Simeoni che raggiunse il record mondiale nel salto in alto con 2,01 metri e nel 1980 a  Mosca vinse la medaglia d’oro, l’etiope Derartu Tulu prima atleta nera africana a vincere i 10.000 piani a Barcellona nel 1992,  nota anche per il giro di campo dopo la vittoria con la seconda classificata della stessa nazionalità ma di carnagione bianca.

Siamo giunti così ai giorni nostri in cui, soprattutto per l’Italia, si è materializzata la rivoluzione a cui si riferiva Cannavò; la speranza di medaglie azzurre alle Olimpiadi è riposta, grazie ai risultati degli ultimi vent’anni,  soprattutto nelle nostre atlete. Simbolo di questo periodo il fioretto a squadre femminile che vince l’oro dall’edizione di Barcellona 1992. In tanti Paesi le donne non sono ancora libere quanto gli uomini di praticare attività sportive e anche nei sistemi più liberali alcune discipline sono ancora considerate prettamente maschili. Di strada alle spalle ne è stata percorsa molta, tante altre conquiste sono ancora all’orizzonte.

Servizio e foto a cura di Anna Cecconello