Rossi non c’è…! Ma il Mugello è tutto da vivere!

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A dire che il Mugello è tutto da vivere, in versione “quasi giornalistica”, è il più giornalista dei 21 bassanesi tra quelli del gruppo che abbiamo scelto, partiti per prendere parte al weekend del Mugello. Nella tre giorni di permanenza a pochi passi dal circuito, il nostro inviato speciale ha trovato modo e tempo di mettere nero su bianco le ragioni per cui, anche l’anno prossimo, si può partire da Bassano e dal comprensorio (nel gruppo molti arrivavano da Valbrenta e Pedemontana) per approdare al Mugello. Nonostante Valentino Rossi non sia arrivato al traguardo. Non è questo un articolo vero e proprio, ma un pezzo di cuore prestato a #Bassanosport, ricco di emozioni! E a noi le emozioni piacciono. Ed è per questo che di tanto in tanto ve le proponiamo nude, pure e crude! Evento sportivo a parte 😉

“Cos’è stato, per me , questo Mugello?

Il primo, innanzitutto. E forse per questo il più bello, o quello che ricorderò di più.

E’ incredibile che una passione viscerale come quella per le moto possa portare quasi 130mila persone ad abbandonare per tre giorni la vita dei comfort, dei bagni puliti e dei sonni ristoratori per vivere un po’ allo sbando, tenda e camper, cuore e prato.

Non si dorme, al Mugello, ve lo assicuro.

Non è una frase di circostanza detta per dire. Un’anarchia buona regna sovrana : la passione emerge indisturbata. Il Mugello è una festa di tutti, per tutti.

Muratori, operai, dottori e imbianchini, uomini d’affari e carpentieri. Tutti lì. Insieme.

A cantare, saltare, ballare e soprattutto vivere. Senza freni, senza compromessi vari.

Almeno per tre giorni senza pensieri.

Siamo partiti in 21 divisi in tre camper : amici di una vita, compagni di tante esperienze .

Ci siamo gettati anima e cuore nella festa più totale: tre giorni di panico e magia che difficilmente dimenticheremo.

Il primo giorno ci si dedica al conoscere: ti senti un naufrago sperduto in chissà quale galassia lontana, incapace di orientarti, senza riferimenti certi.

Dal secondo ci prendi gusto: lasci al caso ogni singola cosa, come se l’anarchia ti avesse convinto che pensare a qualcosa fosse superfluo o peggio ancora, dannoso.

Viva alla giornata e senza il minimo pensiero, parli con tutti, festeggi, ridi.

Tanto, sempre.

Poi scende la notte: è una notte fredda, in contrasto con il sole cocente che ti mangia la pelle durante il giorno.

E dopo la notte è tempo di gara: non le prove, ma la gara reale.

Scendi lungo il prato stanco ma felice perché finalmente sei lì.

Nessuno è lì soltanto per la gara: si è lì solo per qualcuno.

E quel qualcuno, nel nostro caso, si chiama Valentino. La marea gialla ti invade e non ti molla.

Fumogeni, canti urlati con l’ultimo filo di voce che resta. E poi si parte.

L’inizio è da spettacolo, dopo la pole Vale è in forma e si vede. Ad ogni passaggio sotto la tribuna è un boato e il cielo è sempre più giallo.

Poi succede qualcosa. E Vale se ne va dopo poco. La luce si spegne.

E sembra che qualcosa sia cambiato perchè l’attore principale è uscito di scena senza preavviso. Qualcuno addirittura se ne va.

L’unica consolazione è quell’Andrea Iannone che viaggia veloce e si getta deciso alla conquista del podio: è lui, l’eroe di giornata.

E’ a lui che il popolo “Rossiano” si aggrappa per dimenticare la vittoria dello sportivamente odiato Lorenzo.

Poi c’è l’invasione, qualcosa di unico che non dimenticherò: la bolgia si sposta come un corteo impazzito verso il podio per celebrare i campioni (anche se il vero campione manca e tutti i suoi supporter ne patiscono l’assenza).

Lorenzo vince ma solo in pista: fuori è solo fischi e nient’altro.

Perché Vale è il Mugello. E senza Vale è tutta un’altra cosa. Andrea Iannone lo capisce e cerca almeno di rendere la pillola un po’ meno amara.

Ci riesce, con un po’ di show.

Poi il deflusso comincia inesorabile e la pista si svuota.

Il sole cala sotto alle montagne circostanti e lascia spazio alla malinconia: tre giorni volati via in un istante.

Tre giorni di follia pura, a correre veloci come il vento, a ricordare al mondo cosa vuol dire esser giovani e liberi.

Peccato per Vale. Ma che gran cosa, questo Mugello.

Tornando dalla pista ci siamo fermati vicino alla nuova tribuna dedicata a Marco Simoncelli.

Il sole scendeva stanco , nell’aria c’era il silenzio dopo il rumore sordo e continuo e l’odore delle frenate era ancora nell’aria.

Ho pensato un po’ al Sic, poi a Vale e all’essenza di questo sport meraviglioso: sentirsi leggeri ed immortali, almeno per un po’.”

Leonardo Scapin