I rally di Sandra Tommasini: dalla fuga in quarta elementare ai due trionfi al Città di Bassano!

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A vederla per la prima volta è esattamente come la descrivono : una donna di carattere forte, tenace, dotata di grande personalità. Per lei la vigilia del “Rally 1000 miglia” non è stata delle migliori visto che è rimasta ferma ai box per un problema fisico che non le ha permesso di salire in auto al fianco di Paolo Oriella. Ma Sandra Tommasini, la sua navigatrice con all’attivo quasi 170 gare, non molla affatto ed è già pronta al ritorno all’azione.

Primi passi in questo sport?

Ho cominciato ben 28 anni fa. La passione per i motori deriva dal papà, che l’ha trasmessa a me, ultima di quattro figlie femmine. Ricordo la prima prova a cui ho assistito ad un rally, il San Martino di Castrozza. Rimasi folgorata. Pensa che in quarta elementare sono scappata dall’aula per assistere ad una prova che correva a pochi metri dalla scuola.

Una passione molto precoce, insomma. Prima gara ufficiale?

Città di Schio. L’anno non lo ricordo. Il pilota era una donna, Mara Contardi. Abbiamo corso assieme per ben 15 anni.

Per vincere è più importante avere un pilota bravo piuttosto che un navigatore bravo?

La differenza la fa, ovviamente, il pilota. Naturalmente il co-pilota è utile perché detta le note e se il pilota ascolta le note e non va a vista è più semplice per entrambi. Approssimando possiamo dire che gomme e macchina rappresentano una buona fetta della prestazione; ovviamente però anche pilota e navigatore sono alla base di una buona gara.

Da quanti anni corri con Paolo Oriella?

Quest’anno è il nono. Devo dire che tra me e Paolo c’è un rapporto speciale: lo conosco da quand’era bambino, siamo legati da un’amicizia fortissima. Trovo che questa sintonia sia fondamentale per ottenere dei risultati in questo sport: personalmente non salgo in macchina con chi non mi dà sicurezza a livello empatico.

Che rapporto dev’esserci tra pilota e navigatore?

Come ti accennavo prima dev’esserci fiducia reciproca. Tieni presente che (nonostante non succeda mai) entrambi mettiamo la vita nelle mani dell’altra persona con cui ci ritroviamo in auto.

Quanto vi allenate o provate assieme?

Allora, sotto il profilo individuale entrambi ci alleniamo in qualche maniera: Paolo gioca a calcio mentre io mi tengo allenata con varie attività. A livello di gara proviamo davvero pochissimo, più per lui che per me.

Eppure, nonostante le poche prove, avete vinto ben due edizioni del Rally Città di Bassano. Che effetto fa vincere la gara di casa?

Tra tutte le gare a cui ho partecipato il Rally Bassano è una manifestazione prestigiosa perché vanta un numero elevato di iscritti, oltre ad essere ovviamente la mia città. L’ emozione della piazza di Bassano stracolma di persone per la nostra vittoria è qualcosa di indimenticabile e indelebile nei miei ricordi. Qualcosa di unico. Penso sia il ricordo più bello che ho di questi 28 anni.

Sogno nel cassetto?

In realtà il mio sogno nel cassetto è sempre la gara successiva, il domani. Se devo dirti una cosa che mi piacerebbe fare prima di smettere sarebbe sicuramente correre un’ultima volta con la mia prima pilota. Ma è la gara successiva quella a cui ambisco con maggior desiderio.

Intervista a cura di Leonardo Scapin