Ezio Glerean, il calcio e l’isola che non c’è!

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Se vi dico 3-3-4 , che vi viene in mente?

Probabilmente solo una persona, nel calcio italiano degli ultimi anni: Ezio Glerean.

L’ex allenatore di Padova, Bassano e Cittadella è tornato, ma non per sedersi sopra qualche panchina e nemmeno per coprire qualche ruolo dirigenziale.

Glerean torna alla ribalta con un libro coraggioso ed innovativo, “Il calcio e l’isola che non c’è”, una sorta di manifesto per il rilancio del nostro mondo pallonaro a livello giovanile che il mister di San Michele al Tagliamento sta portando in giro per l’Italia da oltre 2 anni. Quando comincio l’intervista sono un po’ emozionato: conosco Ezio da molto tempo e so di trovarmi di fronte ad una persona vera,autentica,che sa sempre cosa dirti e come farti arrivare quello che dice. Le frasi non sono mai lasciate al caso, con lui. Ogni parola ha un suo peso specifico ed entrambi lo sappiamo bene.

Eccoci qua. Allora, un libro che si propone per essere un manifesto di un possibile rilancio o un libro di memorie? Cos’è “Il calcio e l’Isola che non c’è?

Qualcosa di molto più semplice : sono dei consigli per un calcio più libero. Manifesto mi sembra un termine esagerato poiché credo che interessi davvero poco agli alti vertici calcistici.

Cos’è “L’isola” per te?

L’isola è un luogo dove crescere, dove imparare. Si pensi a come si formavano i giovani calciatori anni fa : principalmente passavano i primi anni all’oratorio, a provare e riprovare, a migliorarsi. Poi, verso i 12-13 anni si passava alla squadra vera e propria, con un allenatore che era una guida (e non per forza un ex calciatore) ed il ragazzo aveva già un bagaglio personale di gesti tecnici importante. Molti grandi campioni del nostro calcio si sono formati così.

Al giorno d’oggi, è ancora possibile?

Sono cambiate le modalità ma ciò che dico non è qualcosa di utopistico, anzi. Noi grandi abbiamo finito per appropriarci del loro tempo e abbiamo negato loro il piacere di essere padroni del gioco. Questo deve cambiare e si può fare in tutte le scuole calcio. Il problema è che qui in Italia manca una scuola di pensiero. Abbiamo pensato solo ad insegnare e non a far giocare. Loro hanno solo bisogno di questo, poi il talento farà la sua parte.

Mancanza di una scuola di pensiero, mancanza di talento nelle nostre Nazionali degli ultimi anni. Non è un caso.

Assolutamente. Sono ormai anni che il nostro calcio lancia solo buoni giocatori, non più campioni. Il risultato è evidente : i vari Del Piero, Baggio, Totti stanno scomparendo e non ne vedo di simili all’orizzonte.

Cosa pensa Glerean del calcio italiano?

Il libro si riferisce principalmente ai settori giovanili. Aumentare il raggio d’azione può rendere il tutto troppo complicato. Penso però che il nostro sia un calcio mediocre, in cui si vedono buoni giocatori che però non riescono a competere quando affrontano tornei internazionali. Da noi conta principalmente il risultato e gli allenatori della prima squadra non hanno nemmeno il tempo di lanciare qualche giovane perché se perdono 3 partite li rimandano a casa.

La tua visione si ispira molto all’Ajax. Nel tuo libro parli dell’organizzazione di questa società, del come si valorizzino i giovani. In Italia qualcosa si è mosso dopo il tuo libro?

Per mia grande felicità, sì. Un allenatore degli esordiente del Sassuolo che si chiama Giovanni Morselli ha cominciato a fare quello che facevo io a Marostica ad inizio carriera: formazione fatta dai ragazzi e mister in tribuna durante la partita del sabato o della domenica. Un po’ come una volta all’oratorio quando si facevano le squadre. Oltre ad essere stimolante per tutti, è un modo per responsabilizzarli. Un piccolo passo, ma pur sempre qualcosa.

L’intervista volge al termine e mentre osservo la gestualità di Ezio, i suoi occhi che mi fissano e cercano di farmi arrivare qualcosa capisco che un nuovo punto di partenza è possibile, per il nostro calcio, con gente così. Mi rimane in mente una frase che ripete dall’inizio del discorso e che ci ha accompagnati in questa mezz’ora di chiacchierata “Il calcio non si insegna, si impara”.

La trovo una grande verità.

Intervista finita. Grazie per il tempo che ci hai dedicato.

Grazie a te. E ricordati una cosa : il calcio è una cosa serissima.

Ben detto, caro Ezio.

Intervista a cura di Leonardo Scapin