Per Paolo La Placa… Anything is possible!

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L’AVVOCATO BASSANESE L’UNICO ITALIANO A DISPUTARE DUE IROMAN MONDIALI NEL 2015

Un mio vecchio allenatore diceva sempre che per praticare certi sport non serve essere matti, ma che un po’, certamente, aiuta.  Per chi vi scrive, l’iroman rientra tra queste discipline. Perchè l’idea di partire e tuffarsi in acqua, di norma tra le onde del mare o in un lago, per farsi a nuoto la bellezza di 3,86 km. Uscire e, ancora fradici, salire in sella e pedalare 180,260 km prima di affrontare l’ultima fatica: quei 42,195 km di corsa, che rappresentano già di per sè l’impresa di una maratona, non è certo… normale.
E allora ci si immagina che chi affronta questa “follia” possa essere un po’ svitato o quanto meno un tipo strano. Poi incontri Paolo La Placa, noto avvocato bassanese e sei costretto a ricrederti. Specie quando scopri che lui, in appena un mese e mezzo, affronterà ben due finali mondiali della specialità. Paolo, infatti, è l’unico italiano che è riuscito a qualificarsi in questa stagione per il Mondiale 70.3 di Zell Am See che si disputerà in Austria il prossimo 30 agosto e per l’ambitissimo Iroman della Hawaii di Kailua-Kona in programma il 10 ottobre.
“Mi sono cimentato nel triathlon sulla distanza olimpica per 4 anni – spiega Paolo – e poi sono arrivato all’Iroman cominciando dalla mezza distanza. Gara dopo gara mi sono innamorato di questa specialità e adesso è diventata parte della mia vita”.
Mediamente La Placa si allena una decina di ore la settimana tra le vasche in piscina, i chilometri di corsa e i weekend in sella alla bicicletta. “I miei amici mi chiedono quando trovo il tempo di allenarmi – spiega Paolo – ma rispondo che mentre loro sono ancora a letto io ho già indossato scarpe e pantaloncini”. Un perfetto equilibrio di incastri la sua giornata tra lavoro, famiglia (la moglie e i suoi due figli di 5 e 7 anni sono i suoi primi tifosi) e allenamenti.

“Certo – continua – la parola d’ordine per affrontare queste imprese è la disciplina. Per questo rispetto perfettamente gli orari, andando a letto alle 22 e alzandomi alle 6, ascolto le sensazioni che mi invia il mio corpo, mantengo un regime alimentare rigido che ha bandito da tempo il consumo di sale ed alcol. Poi gestisco la giornata a seconda degli impegni: posso uscire da un’udienza in tribunale e se c’è una piscina da quelle parti mi porto via il costume e la cuffia, o magari la bici”.
Perchè, come gli ricorda spesso la sua amica Martina Dogana la parte davvero dura non sono i chilometri da percorrere nella giornata di gara ma i dieci mesi che la precedono. Dieci mesi in cui lavorare sul corpo ma soprattutto sulla mente. “Durante un iroman – racconta Paolo – gestisci il corpo fino alla bici, ma dopo 6 ore di gara, a mandarti ancora avanti è solo la testa. E allora penso ai miei figli e al loro sorriso, così trovo nuove energie per tragliare ancora una volta il traguardo”.
“Cos’è per me l’iroman? – conclude La Placa – per me è un viaggio introspettivo, mentre vado trovo me stesso, do un senso alle cose e capisco il motto di questo sport: anything is possible!”.