In difesa di Marco

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 DAVIDE DE ZAN E LA SUA VERITA’ SU MARCO PANTANI

“Sono orgoglioso di essere stato suo amico”. Poche parole, quante bastano a spiegare il rapporto tra il “Pirata” Marco Pantani e Davide De Zan, ospite ieri sera degli “Incontri senza Censura” alla Libreria La Bassanese per presentare, con il giornalista bassanese Eros Maccioni, il suo “Pantani è tornato”.

In un mondo, quello del ciclismo e del giornalismo sportivo che ha più volte voltato le spalle al campione di Cesenatico, Davide De Zan non ha mai dubitato. Non ha mai dubitato del valore dell’uomo Marco, né dell’innocenza sportiva di Pantani. Per questo ha vestito i panni dell’investigatore e, tassello dopo tassello, è arrivato a dimostrare che quel 5 giugno 1999 a Madonna di Campiglio qualcuno architettò tutto. “Una porcata”, la definisce così De Zan: l’ematocrito di Marco Pantani, sostiene, era perfettamente a norma.  Ma qualcuno riuscì a manomettere la provetta dopo il prelievo, alterando così un valore chiave che, da subitogli sfilò di dosso la maglia rosa e anni dopo gli costò la vita.

Il nome di Pantani, in quegli anni, valeva milioni: per chi era senza scrupoli fermare il più forte significava aver fatto bingo. Un’indagine della magistratura a breve potrebbe far luce  su quell’episodio. Più difficile, invece, sapere com’è morto  davvero il “pirata”, cos’è successo quel 14 febbraio 2004.  Troppi errori in sede di rilievi, troppi silenzi, troppe bugie. Su una cosa, però, è sicuro anche questa volta Davide De Zan: Marco Pantani non si è suicidato.

Davide De Zan, conosceva Marco Pantani fin da dilettante, lo ha visto crescere, vincere, diventare il campione che ha fatto innamorare l’Italia e poi finire nel tritacarne mediatico che l’ha rinnegato e accusato senza appello.  Lui, Marco, lo ricorda così: